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Il disastro del PD alle provinciali è l'antipasto delle prossime elezioni regionali

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Analisi verosimile di un disastro annunciato: noi diciamo da tempo che lo schema del vecchio centro sinistra è morto e sepolto sia culturalmente sia da un punto di vista meramente elettorale. Chi si ostina a far resuscitare i morti e non lo capisce è parte del problema. Nel tempo in cui i partiti si squagliano, singoli capi-bastone che gestiscono pacchetti di voti in tornate elettorali come le provinciali possono determinare sconfitte pesanti.

Il voto del 4 marzo contro l'elite e l'establishment in Abruzzo ancora termina il suo terremoto: questo cerchio si concluderà con le prossime elezioni regionali e rischia di travolgere tutti.

Alla Sinistra, quella che in questi anni ha resistito al fascino e alle trappole della finanza e dei grandi capitali, il compito di ripartire dai fondamentali. Conflitto e consenso, partecipazione diretta alle scelte , rinnovamento nel personale politico, nei progetti, nella comunicazione e nelle pratiche. E ovviamente pensieri lunghi che sappiano tracciare un percorso.

Perché se a parole diciamo di essere diversi, dobbiamo poi avere il coraggio fino in fondo di costruire strade nuove in cui misurarci, altrimenti come è già accaduto in tempi recenti, saremo percepiti parte delle oligarchie odiate da chi oggi non arriva a fine mese.

Conta poco oggi sottolineare quanto negli anni passati il Pd e il suo gruppo dirigente avesse gran parte delle responsabilità, quando poi si mette la croce nell'urna lo tsunami arriva per tutti.

Oggi la destra si sta riprendendo in mano il paese e per fermarlo non bastano certo un generico fronte democratico e qualche brava persona che ci metta la faccia, sperare negli errori altrui e in un governo nazionale imbarazzante non è certezza di vittoria.

Ricordiamoci sempre che ad un vuoto non corrispondo in modo matematico un pieno dall'altra parte. È stato così negli ultimi vent'anni ma da un po questa storia ha avuto un netto cambio di passo.

Fermiamo la destra con la sinistra, è uno scontro prima di tutto culturale da vincere mel paese, se accadrà anche il vento nelle urne subirà un'inversione di tendenza. Stare arroccati invece a giocare con le figurine con quello o quella, candidati, con schemini e somme di liste da scienziati pazzi sono la morte della politica oltre che di una sconfitta annunciata.

p.s. Detto è stradetto ma repetita iuvant: quando le elezioni provinciali torneranno nelle mani dei cittadini?fatte cosi non servono a nulla se non a scatenare le guerra tra bande all'interno dei partiti.

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