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Siamo fatti come le stelle

Per "La notte dei ricercatori" si aprono le porte della sede ICRANET

| di Ileana Barigelletti
| Categoria: Cultura | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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SIAMO NATI DALLE STELLE

 

Nessuna frase scritta da un cantautore moderno potrebbe essere tanto indicata come questa per descrivere il tema trattato ieri, 30 settembre, presso la sede ICRANET (International Center for Relativistic Astrophisics Network) di Pescara in occasione della giornata europea di La notte dei Ricercatori. La sede, situata in Pz. della Repubblica n°10 a Pescara, ha ospitato in mattinata alcune classi dei Licei pescaresi che hanno aderito all’iniziativa. In modo particolare erano presenti alcune quinte del Liceo Marconi e del Liceo Da Vinci accompagnate dai rispettivi docenti. 

Dopo una breve visita nei locali e dopo aver fatto sistemare i ragazzi nell’aula delle conferenze, ha preso la parola il Direttore del centro, prof. Remo Ruffini per dare inizio ai lavori.

Il professore, salutando la platea, ha spiegato il lavoro dei suoi ricercatori, l’impegno nello studio del cosmo cominciando proprio da quella che si chiama “materia oscura” che è attorno a noi in misura addirittura 10 volte maggiore di quella che invece vediamo. E’ questa  una materia costituita da particelle che sono centinaia di migliaia di volte più piccole del protone e del neutrone che conosciamo, oscura appunto ai nostri occhi, ma di cui ne è certa l’esistenza. 

Un’introduzione, quindi, ai lavori che ha affascinato il pubblico per condurlo poi ai contenuti più storici del prof. R. Buonanno, Direttore Osservatorio Astronomico di Collurania-Teramo – Presidente Società Astronomica Italiana, che ha parlato, appunto, degli Sviluppi storici dell’Astronomia. Il professore è partito dalla cosmologia degli antichi ebrei con la loro visione poco scientifica, ma molto “favolistica” per arrivare poi a Pitagora e fu subito una rivoluzione! egli, attraverso una corda che pizzicò, associò la musica ai pianeti e ai loro movimenti; conoscere i pianeti e le distanze fra di loro ha a che fare con il suono della sua corda “pizzicata” in punti diversi. Nasce così l’armonia delle sfere celesti con un mondo interpretabile con la musica dei pianeti. 

Da Pitagora ed Euclide ad Aristotele che vuole una visione universale ed unica e che con 55 sfere spiega tutto il cosmo sino ad Apollonio di Perga che, sempre nel III sec, vede al di là l’Empireo considerando, però, che nel mondo sublunare la Terra è imperfetta. 

Si arriva poi al Medioevo e solo grazie agli arabi, che seppero tradurre il greco, fu possibile  conoscere gli scritti degli antichi.

Si giunge così alle teorie del danese Tycho Brahe che si chiede chi è al centro dell’Universo, al suo geocentrismo per poi passare attraverso Copernico ed arrivare a Keplero ed al suo modello eliocentrico in cui inizialmente le orbite sono circolari per poi diventare ellittiche e si torna al suono dei pianeti per concludere che il Mondo deve avere un senso.

Dalla storia dell’Astronomia ai giorni d’oggi e alle scoperte più recenti fra buchi neri e GRB (Gamma ray Bursts) intervengono poi la Dr. Ana Virginia Penacchioni – Post Doc Università di Siena che parlerà appunto di “Gamma ray Bursts: la loro classificazione” ed il Dr. Marco Muccino – Faculty at ICRANet che introdurrà : “Gamma ray Bursts: le più grandi esplosioni nell’universo”.

 

Dall’Astronomia all’Astrofisica e la platea ora è catapultata verso la meraviglia di questi lampi di raggi gamma  molto brevi ed intensi ed i più energetici finora osservati nell’Universo. Non se ne conosce l’origine, ma ci sono vari modelli teorici che li classificano in diverse famiglie. Si parla così di stelle di neutroni, dalla densità e compattezza elevatissime che permettono loro, durante la rotazione, di arrivare a velocità molto alte senza rischio di “scompattarsi”. Si parla di stelle massive che dopo aver bruciato tutto il materiale nel suo centro attraverso la fusione nucleare, genereranno elementi sempre più pesanti fino al ferro. A questo punto non saranno più in grado di generare energia e collasseranno. 

Tutto questo per spiegare infine l’origine di un buco nero: corpo celeste estremamente denso, dotato di un’attrazione gravitazionale talmente elevata che la velocità di fuga dalla superficie risulta maggiore della velocità della luce.

 

Affascinati dalle varie slides che sono state proiettate, i ragazzi poi sono stati invitati a scendere nel solare piccolo anfiteatro esterno che la sede offre per potersi dedicare alle varie domande poste al prof. Ruffini.

 

La mattinata è stata un ottimo spunto per invogliare tutti a partecipare poi agli eventi pomeridiani che si sono svolti fino a tarda serata presso l’ex Aurum, come da programma stabilito.

 

Una simile manifestazione a Pescara dovrebbe essere presente più spesso come una sana abitudine ad invogliare i giovani (e non solo) ad affacciarsi verso una Cultura Scientifica, troppo spesso ritenuta per pochi, ma invece fondamentale per un sano e completo sviluppo  umano. 

 

Ileana Barigelletti

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