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Insultò un ragazzo omossessuale sui social, condannata un'insegnante 79enne

Insultò un ragazzo omossessuale sui social, condannata un'insegnante 79enne

redazione
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Il Tribunale monocratico di Pescara ha condannato un'antropologa ed insegnante universitaria al pagamento di un risarcimento di mille euro per diffamazione a mezzo stampa per aver offeso sui social un 35enne ragazzo omosessuale di Spoltore

La docente, di 79 anni, dovrà sostenere anche le spese legali (2000 euro) alla parte civile e al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali della vittima da definire in separata sede (tramite un distinto Processo Civile), concedendo una provvisionale di 500 euro, vincolandola alla sospensione temporanea della pena. La pena è stata sospesa, beneficio subordinato al pagamento della provvisionale entro sei mesi. Oltre le spese legali e morali, il Pubblico Ministero ha chiesto una condanna di 4 mesi all'imputata. 

I fatti sono andati avanti dal 2016 al 2020, quando l'insegnante sul gruppo Facebook “Forum città di Spoltore”, definì il ragazzo come un "simpatico diverso, che per fortuna non rappresenta nessuno", “solito povero idiota”. 

Tra i motivi di questi insulti anche il montaggio di un panchina arcobaleno situata a Spoltore. Nel post l'antropologa scrisse

"Spoltoresi rimandiamo a casa il ragazzetto stupido e saccente regalandogli insieme al biglietto di sola andata una panchina colorata che lo qualifica meglio di qualsiasi marchio". E ancora: "Vuole installare una panchina colorata a Spoltore per permettere a chi ne ha bisogno di mettere in mostra la sua diversità".

L'avvocato del ragazzo, 35 anni, si è espressa così all'ANSA:

"Questa sentenza ha un valore storico importantissimo - afferma l'avvocato Marina Prosperi, legale della vittima, in attesa di conoscere le motivazioni - A mio avviso si è trattato di una vera e propria campagna di odio nei confronti del mio assistito.

L'ho infatti definita come un'odiatrice, una hater, nonostante l'età e il profilo culturale elevato. Una campagna omofoba. Questa vicenda conferma che sotto il profilo giudiziario ci sono ancora molti passi da fare per acquisire piena consapevolezza in relazione ai reati di odio. Inoltre, a mio avviso servirebbero forse strumenti non penali, come dei Daspo, per chi si rende protagonista di campagne di odio. L'importante, comunque, è denunciare sempre e avere la forza di affrontare il processo."

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