I ristoratori: "Basta chiacchiere, servono aiuti economici"

I commercianti stanno contestando duramente il nuovo Dpcm sulla chiusura anticipata alle 18. Interviste a 3 operatori per capire le conseguenze

| di Riccardo Camplone
| Categoria: Attualità
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Il nuovo Dpcm, approvato dal Governo Conte, sta facendo discutere e non poco. La chiusura di bar, ristoranti e pasticcerie alle 18:00 sta portando gravi conseguenze economiche ai ristoratori. In tutta Italia i commercianti stanno contestando duramente la scelta dell’Esecutivo. Non solo bar e ristoranti ma anche gestori di palestre, piscine, sale giochi e centro scommesse con quest’ultime che non potranno aprire ed esercitare il proprio lavoro. Nel pomeriggio di ieri, a Piazza della Rinascita, denominata Piazza Salotto per i pescaresi, si è svolta una manifestazione pacifica organizzata da Confartigianato, Confesercenti, Cna e Confcommercio presentando le loro istanze.

Noi di PescaraNews abbiamo deciso di intervistare 3 gestori di un bar e ristoranti, per capire cosa ne pensano del nuovo Decreto e quali conseguenze economiche sta portando tutt’ora la chiusura anticipata delle 18:00.

Carmine Romano, proprietario del ristorante “Da Bacone” sul lungomare:

“Le limitazioni sono molto importanti e chiudere a cena ci penalizza. Abbiamo rispettato ogni limitazione e siamo molto penalizzati.”

Quanto vi hanno penalizzato a livello economico le nuovi restrizioni del Governo?

“Tantissimo. Un Ristorante Che Si Basa Su Due Servizi Giornalieri Con Molte Spese e pensare di chiudere un servizio come quello della cena. Abbiamo rimesso in Cassa dei dipendenti chi a mezza giornata e chi intera giornata.”

Secondo Lei si poteva fare di più con questo Dpcm? Se sì, come?

“Penso che sicuramente erano altre le precauzioni e restrizioni”

Francesco Petrini, proprietario di Enoteca Centrale Pescara a Corso Vittorio Emanuele, ha aperto la sua attività nel dicembre del 2019, non ha potuto lavorare a causa delle chiusure causate dalla pandemia:

“La chiusura alle 18:00 mi sembra troppo estrema, non so quale sia la gravità del virus e spero che sia tutto vero. Conveniva chiudere tutto a marzo ma ci dovrebbero supportare economicamente perché siamo alla frutta, come me penso che ci siano tanti in difficoltà in tutta Italia. Io avevo assunto da un mese una ragazza perché stavamo ripartendo e non mi sarei mai aspettato che saremo arrivati a questo punto. Questa ragazza non posso né licenziarla e nemmeno metterla in Cassa Integrazione. Quello che dico è che dovrebbero supportarci economicamente e adesso basta chiacchere. Penso che la nostra categoria porti avanti il PIL italiano e se noi dovessimo fallire penso che fallirebbe tutta l’Italia. Accetto il fatto che ci sia il virus, ho preso atto delle misure e l’ho fatto quando abbiamo riaperto con il distanziamento dei tavoli. Ho cercato di rispettare al massimo tutte le misure anche in cucina durante il periodo estivo. Abbiamo fatto di tutto però adesso servono solo ed esclusivamente aiuti economici e sgravi fiscali. Durante la prima ondata non ho preso nulla perché ho aperto la mia enoteca a dicembre del 2019, non ho fatto un anno di lavoro che ho già visto due chiusure. Due anni fa io e la mia famiglia aprimmo un’azienda di famiglia di vino e l’anno scorso abbiamo deciso di aprire anche un’enoteca. Se i parametri sono quelli di marzo, che vanno a vedere il fatturato di due anni io non rientrerò negli indennizzi. Io ho aperto la ditta da due anni ma all’interno della ristorazione da un solo anno e non sono l’unico caso in Italia, per cui devono tener conto anche di questo fattore.

Si poteva fare di più con questo Dpcm? Più o meno quasi tutti i settori sono stati colpiti. Secondo me potevano prendere dei provvedimenti facendo rispettare le regole all’interno dei ristoranti e delle piazze principali. Io ho i tavoli a distanza di due metri oppure posso metterli fuori. Se rispettassimo tutti le regole il rischio non c’è attraverso l’uso delle mascherine. Secondo me i luoghi rischiosi sono autobus e centri commerciali anziché un bar o ristorante. Se tutti utilizzassero il distanziamento nelle scuole e palestre il rischio non si corre. Dovevano intervenire sulla movida.

Un secondo lockdown? Spero di no ma se dovessimo continuare così la strada è quella. A marzo misero la chiusura alle 18:00 e successivamente il lockdown. Il percorso è quello però mi auguro che trovino il prima possibile un vaccino. Questa è l’unica speranza ma non si devono dimenticare degli aiuti economici. Gli affitti e le bollette ci sono. Da un mese a questa parte non lavoriamo ed abbiamo visto un calo netto perché hanno terrorizzato le persone. Ho lavorato metà anno con le spese di anno intero.”

Enrico Faieta, della Caffetteria Pasticceria Faieta di Pescara Colli

Cosa ne pensa del nuovo DPCM?

Penso che sia un DPCM fatto senza un senso, che penalizza o meglio uccide definitivamente le realtà come la mia. Attività che hanno già dovuto sostenere delle spese per cercare di garantire al cliente la massima sicurezza e che ora si vedono di nuovo sottrarre una possibilità di ripresa.”

Quanto vi hanno penalizzato al livello economico le nuove restrizioni del governo?

“Credo che ci hanno finito a dare il colpo di grazia perché nonostante non sono ancora in grado di quantificare il danno, essendo entrate in vigore solo da pochi giorni; calcolando che dal post lockdown, abbiamo subìto un calo di un abbondante 50% sul fatturato, le nuove restrizioni senz’altro aumenteranno drasticamente le nostre perdite senza possibilità di ripresa.”

Nonostante le restrizioni è riuscito a mantenere i propri dipendenti oppure ha dovuto mandar via qualcuno?

“Fino allo scorso DCPM ci siamo riusciti grazie ad un positivo spirito di sacrificio da parte nostra e di tutto lo staff. Spirito che ci ha portato a stringere i denti con la speranza di una vicina ripresa. Senz’altro il nuovo DCPM, con le rispettive restrizioni, ha reso vano tutto ciò che fino ad ora è stato faticosamente fatto e dunque sarà impossibile non prendere decisioni dolorose.”

Riccardo Camplone

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