La leggendaria Valle Giumentina, i Thòlos, la preistoria e il lago scomparso

| di Anna Alleva
| Categoria: Territorio
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Perché dovrebbe interessarci che ci sia un luogo con capanne in pietra dalla nomenclatura greca in Abruzzo?                                                                                 

Come mai la Francia mette a libro paga fior di archeologi per scavare nel Parco Majella? Cos’è un palinologo?                                                                               

La risposta è che esiste un luogo fatto di costruzioni arrivate qui dalla Magna Grecia, un villaggio di pastori, che però era un lago. Torniamo un attimo indietro.    Abbateggio, a circa 800 mt di altitudine, nel Parco Majella, è teatro di un posto speciale, l’ “Ecomuseo della Valle Giumentina”.  Eco-museo, ovvero la raccolta di testimonianze importanti per la nostra civiltà, non tra quattro mura, ma nella natura che a quelle civiltà appartiene.                                                         

Se andrete, magari coi vostri bimbi, troverete delle costruzioni in pietra a secco, false cupole su pianta circolare, costruite nella metà del secolo scorso, ma dalla tecnica così antica da rintracciare le radici nell’età arcaica in Grecia e prima ancora in Fenicia. Sono Thòlos, li giudicherete cugini dei Nuraghi sardi o dei Trulli pugliesi, e non sbaglierete. Hanno anche un fratello minore ai piedi del Palazzo della Provincia di Pescara. Sono capanne usate come riparo dai pastori che portavano le greggi in montagna nel periodo estivo, praticando la “transumanza verticale”, e come locali destinati alla caseificazione e alla rimessa di attrezzi.      Troverete Thòlos e stazzi in pietra, che la leggenda narra essere stati costruiti da artigiani pagati regolarmente con forme di formaggio.

Sui pannelli esplicativi leggerete però anche di sedimenti, pollini, molluschi e altri organismi che testimoniano le variazioni del clima nel tempo. Si, nella Valle Giumentina sono state effettuate molteplici tipologie di analisi, perché dove noi oggi vediamo un’area archeologica c’era un lago, ed è quindi preziosa la materia organica ancora oggi lì sepolta. Le datazioni parlano di origine nel Pleistocene medio e sembra che la valle abbia alle spalle due cicli interglaciali (periodi freddi-caldi). Potrebbe risultare abbastanza per meritare una visita, ma, si sa, a noi abruzzesi piace esagerare.                                                                                      La Valle Giumentina è ben nota a un nutrito gruppo di scienziati e archeologi già dal 1950, anno in cui il Professore Antonio Mario Radmilli il geologo Jean Demangeot lo studiano per la prima volta qualificandola “sito-chiave” del Quaternario, per la definizione delle culture preistoriche nella penisola italiana e nel bacino mediterraneo.

È questo il motivo della presenza di geologi, paleontologi, geofisici e palinologi nella nostra valle, e della partecipazione alle campagne di scavo di importantissimi enti accademici e non, nazionali e internazionali, come l’Ecole française de Rome e il Centre national de la Recherche scientifique.                      Le sponde del lago erano frequentate dai gruppi umani preneandhertaliani e neandhertaliani, per svolgere attività di caccia e scheggiatura della pietra.                Tanti i manufatti in pietra raccolti, grazie ai quali gli studi archeologici hanno ricostruito la vita sociale ed economica dell'uomo del Paleolitico.                              I progetti di scavo della valle Giumentina sono finalizzati a ricostruire i modi di vita dei gruppi umani che hanno occupato quella zona tra 600.000 e 300.000 anni fa. Un’attenzione particolare è dedicata alla comprensione dell’interazione tra l’Uomo, l’ambiente e il clima.

Nel 2015 e 2016, i risultati già ottenuti sono stati presentati in convegni internazionali in Italia, Francia, Spagna. Sono intervenute negli studi Università di tutta Europa e però non mancano scienziati illustri della nostra Pescara, come il Dott. Fabio Fusco, esperto palinologo a cui è affidato il compito di studiare la dispersione dei pollini, che viaggiando in ambiente aereo  possono depositarsi e diventare microfossili che il nostro esperto  analizza per disegnare una geografia della vegetazione di migliaia di anni prima, o per capire da dove venissero pollini e spore portate dal vento.

Oggi possiamo salire alla Valle Giumentina da Abbateggio o da Decontra di Caramanico, lasciare le auto e avventurarci tra la storia dei nostri antichissimi avi a piedi, in bici e perfino in quod, se avremo premura di camminare in silenzio potremo perfino accorgerci della compagnia di cervi, volpi e caprioli. L’area è davvero ben tenuta, a fronte di un piccolissimo obolo per l’ingresso potrete immergervi nella tradizione e nell’archeologia magica della nostra Majella, troverete sempre l'accoglienza del gestore Adamo, determinatissimo nel ridare vitalità alla storia che i Thòlos conservano, nelle stagioni più fredde è meglio però contattare prima l’Ecomuseo del Paleolitico, per capire come fruirne al meglio. Chi troverete sempre sono i monti, l’Amaro, l’Acquaviva, il Focalone…che probabilmente hanno visto il lago scomparire e le civiltà mutare, e, se vengono ben interrogati, hanno ancora qualche risposta per noi.

Anna Alleva

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